Liam Lawson squalificato, il team ammette la violazione del regolamento

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Alla fine, Liam Lawson non deve più preoccuparsi della penalità per la collisione di venerdì con Max Verstappen. Dopo le qualifiche, il neozelandese ha problemi ben più seri. La FIA lo ha squalificato dalla sessione di sabato per un’infrazione tecnica ammessa dalla stessa squadra.
Dal punto di vista della Racing Bulls, le qualifiche erano andate alla perfezione. Liam Lawson aveva chiuso ottavo e Arvid Lindblad nono: una volta applicata la penalità, i due avrebbero semplicemente dovuto scambiarsi le posizioni in griglia.
Tre ore dopo la fine delle qualifiche, però, il sorriso di Lawson è svanito. Domenica partirà dal fondo della griglia, dietro a Valtteri Bottas, che riceverà una penalità di 50 posizioni per la sostituzione di componenti della power unit.
Ancora una volta, l’ostacolo sono i motori
La squalifica nasce dal complesso regolamento sulle power unit di quest’anno. Le squadre giocano con il fuoco, per così dire, fin dalla primavera, quando hanno trovato un modo per aggirare i requisiti di sicurezza del regolamento e guadagnare qualche centesimo di secondo. Lawson è il primo pilota a scottarsi.
Durante la stesura del regolamento, la FIA si è progressivamente resa conto che le monoposto non avrebbero avuto energia sufficiente nella batteria per sfruttare in ogni momento il supporto dell’MGU-K da 350 kW (469 bhp). Devono quindi accettare dei compromessi e rinunciare al suo contributo in alcuni tratti della pista.
Se però la power unit dovesse «spegnere» istantaneamente 469 bhp, per esempio all’esaurimento della batteria, la vettura inizierebbe a decelerare con un’intensità tale da poter rappresentare un pericolo per i piloti che seguono.
La FIA ha quindi inserito nel regolamento una misura di sicurezza: se il pilota tiene costantemente il piede sull’acceleratore, la potenza dell’MGU-K non deve diminuire di oltre 100 kW al secondo. Il software deve essere configurato in modo da conservare una riserva di energia nella batteria per questa riduzione graduale di sicurezza.
Ogni joule di energia va sfruttato nel modo più efficiente possibile
Nel regolamento c’è un altro articolo che, in parole semplici, significa questo: se un pilota alza il piede dall’acceleratore per qualsiasi motivo, la potenza dell’MGU-K può scendere istantaneamente da 350 a 0 kW. È logico, per esempio, in avvicinamento a una curva che richiede una frenata. Le squadre, però, hanno iniziato a sfruttare questa «eccezione» anche alla fine dei giri di qualifica.
Se rispettassero lo spirito originario del regolamento, riducendo la potenza dell’MGU-K di non più di 100 kW al secondo, la vettura non disporrebbe della piena potenza all’incirca negli ultimi tre secondi, con un effetto negativo sul tempo sul giro.
Per sfruttare al massimo la batteria, i piloti alzano il piede dall’acceleratore letteralmente a pochi metri dal traguardo e percorrono per inerzia il tratto restante del giro. Il tempo perso procedendo per inerzia è inferiore a quello guadagnato facendo erogare all’MGU-K la piena potenza per tutta la fase di accelerazione.
I piloti, però, si assumono un rischio considerevole. Se non alzano il piede prima che la batteria si esaurisca, l’MGU-K si «spegne» all’istante. Questo viola la norma sulla riduzione graduale della potenza.
È esattamente ciò che è successo a Liam Lawson. Mentre il compagno di squadra Arvid Lindblad ha seguito alla perfezione la procedura, alzando il piede pochi metri prima del traguardo, Lawson ha aspettato di aver superato la linea. Questo non violava il regolamento, ma era poco efficiente: stava utilizzando parte dell’energia della batteria nel giro di raffreddamento anziché in quello lanciato.
Nell’ultimo tentativo in Q2, però, se ne è completamente dimenticato e l’esaurimento della batteria lo ha colto alla sprovvista. Poi sono intervenuti i commissari.

«Le prove presentate, accettate da tutte le parti presenti, hanno mostrato che, dopo la linea di controllo al termine del suo giro più veloce in Q2, il pilota non ha alzato immediatamente il piede dall’acceleratore», hanno dichiarato i commissari nel verdetto. «Di conseguenza, non è stato rispettato il tasso di riduzione dell’erogazione dell’MGU-K necessario per ottenere il calo graduale previsto dal regolamento».
Secondo i commissari, la Racing Bulls ha sostenuto a propria difesa che Lawson non aveva tratto alcun vantaggio. «Il mancato rispetto del Regolamento Tecnico non è giustificato dall’assenza di un vantaggio prestazionale», ha sottolineato la FIA. «Inoltre, queste norme impongono che una vettura sia conforme in ogni momento dell’evento». E nell’«evento» rientrano anche i giri di raffreddamento.
I commissari hanno infine concluso che l’ampia casistica dei precedenti imponeva loro di squalificare la Racing Bulls, nonostante fosse stata la squadra stessa a segnalare l’infrazione. Le circostanze attenuanti, in questo caso, non sono state sufficienti a evitare la squalifica di Lawson.