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Biografia del pilota: Sergio Pérez
Nel corso della sua carriera, Sergio Pérez si è costruito la reputazione di un pilota capace di trasformare pazienza, gestione delle gomme e capacità di cogliere occasioni inattese in risultati spesso superiori al potenziale della sua monoposto. Il messicano, soprannominato Checo, è passato dai kart alle categorie propedeutiche britanniche, fino alle vittorie in Formula 1, all’esperienza in Red Bull e, infine, a un nuovo capitolo della sua carriera con il progetto Cadillac.
Gli inizi a Guadalajara
Sergio Michel Pérez Mendoza è nato il 26 gennaio 1990 a Guadalajara, in Messico. È cresciuto in un ambiente legato all’automobilismo. Suo padre, Antonio Pérez Garibay, era coinvolto nelle corse, mentre il fratello maggiore, Antonio Pérez, avrebbe poi ottenuto successi nella serie NASCAR messicana.
Sergio ha iniziato a correre sui kart a sei anni. Fin da piccolo è stato tra i concorrenti più giovani delle categorie in cui gareggiava. Già ai tempi del karting utilizzava il numero 11, che in seguito avrebbe scelto come numero di gara permanente in Formula 1.
Il sostegno del programma messicano Escudería Telmex, che aiutava i talenti locali ad approdare ai campionati internazionali, ha avuto un ruolo importante nella sua crescita. Per Pérez ha rappresentato l’opportunità di lasciare il Messico e inserirsi gradualmente nell’ambiente in cui si formavano i futuri piloti di Formula 1.
Il trasferimento all’estero e l’approdo nelle categorie propedeutiche europee
Dopo il karting, Pérez è passato alle monoposto. Nel 2004 ha disputato la serie nordamericana Skip Barber Formula Dodge, prima di trasferirsi in Europa a 15 anni.
Nel 2005 e nel 2006 ha corso nella Formula BMW tedesca. Per il giovane messicano questo ha significato non solo affrontare una concorrenza di livello superiore, ma anche un grande cambiamento di vita. Lontano dalla famiglia, doveva affermarsi contro i rivali europei.
La Formula 3 britannica ha rappresentato un altro passaggio importante. Nel 2007 ha dominato la National Class, conquistando 14 vittorie. Un anno dopo ha gareggiato nella classe principale della F3 britannica, chiudendo quarto in classifica. I risultati ottenuti in Gran Bretagna hanno attirato maggiore attenzione su un pilota che, fino ad allora, non figurava tra i nomi più conosciuti delle categorie giovanili al di fuori del Messico.
Pérez ha corso anche in A1 Grand Prix prima di approdare in GP2, all’epoca la principale categoria propedeutica alla Formula 1.
La GP2 apre le porte della Formula 1
Le sue prime esperienze al volante di una GP2 sono arrivate anche nella serie asiatica del campionato. A 18 anni ne è diventato il più giovane vincitore di una gara.
Nel 2009 ha disputato la sua prima stagione completa nel campionato principale di GP2 con Arden. Il passaggio alla Barwa Addax per il 2010 gli ha permesso di compiere un significativo salto di qualità.
Quell’anno Pérez ha vinto cinque gare e ha lottato per il titolo. Ha concluso al secondo posto in classifica alle spalle di Pastor Maldonado. Quei risultati gli hanno aperto la strada verso la massima categoria.
Nello stesso periodo è entrato nella Ferrari Driver Academy e la Sauber gli ha offerto un sedile in Formula 1 per il 2011. Alla fine del 2010 ha anche guidato una Sauber nei test per giovani piloti ad Abu Dhabi.
Sauber: le prime grandi sorprese
Pérez ha debuttato in Formula 1 nel 2011 al fianco di Kamui Kobayashi. Già la sua prima gara in Australia ha messo in evidenza quella che sarebbe diventata una delle sue qualità distintive: la capacità di preservare le gomme. Ha inizialmente chiuso settimo con una strategia a una sola sosta, ma entrambe le Sauber sono state successivamente squalificate per un’irregolarità tecnica.
La sua prima stagione è stata segnata anche da un incidente nelle qualifiche del Gran Premio di Monaco. Dopo l’impatto contro le barriere ha dovuto saltare la gara e, per ragioni mediche, non ha preso parte neppure al successivo Gran Premio del Canada.
La vera svolta è arrivata nel 2012.
Nel Gran Premio della Malesia, condizionato dalla pioggia, ha portato la sua Sauber a lottare per la vittoria contro Fernando Alonso. Pérez ha poi concluso secondo, conquistando il suo primo podio in Formula 1.
Non è stato un exploit isolato. Ha aggiunto un terzo posto in Canada e un altro secondo posto a Monza. Tre podi con una squadra di centro gruppo lo hanno reso uno dei giovani piloti più ricercati della griglia.
La grande occasione in McLaren
Quando Lewis Hamilton ha lasciato la McLaren per la Mercedes alla fine del 2012, la squadra britannica ha scelto Pérez come suo sostituto.
Il trasferimento in vista della stagione 2013 avrebbe dovuto portarlo a lottare nelle primissime posizioni. La McLaren, però, ha realizzato una monoposto incapace di dare seguito ai risultati dell’anno precedente.
Pérez ha corso al fianco del campione del mondo Jenson Button e si è fatto notare in diverse occasioni per duelli ruota a ruota aggressivi, ma non è mai arrivato un risultato di spicco. Dopo una sola stagione, la McLaren ha deciso di separarsi da lui.
È stato uno dei momenti più critici della carriera di Pérez. Dopo la rapida ascesa dalla Sauber a una squadra di vertice, si è ritrovato senza un sedile garantito per la stagione successiva.
Force India: gli anni in cui ha costruito la sua reputazione
L’accordo con la Force India per il 2014 gli ha offerto una via d’uscita. Quella che inizialmente sembrava un’opportunità a breve termine è diventata una delle esperienze più lunghe e importanti della sua carriera.
Nella prima stagione ha chiuso terzo in Bahrain. Negli anni successivi ha dimostrato più volte la capacità di sfruttare gare imprevedibili sul piano strategico e di allungare gli stint grazie alla gestione delle gomme, come pochi altri piloti riuscivano a fare.
Sono arrivati altri podi in Russia nel 2015, a Monaco e in Azerbaigian nel 2016, e ancora in Azerbaigian nel 2018. Per una squadra con un budget nettamente inferiore a quello dei rivali più forti, si trattava di risultati di grandissimo valore.
Il periodo in Force India non è stato privo di tensioni. In particolare nel 2017, Pérez è entrato più volte in contatto con il compagno di squadra Esteban Ocon, spingendo il team a imporre regole più rigide nei duelli tra i propri piloti.
Il contributo al salvataggio della squadra e la nascita della Racing Point
La stagione 2018 ha portato problemi che andavano oltre i risultati in pista. La Force India si è trovata in gravi difficoltà finanziarie.
Pérez è stato uno dei creditori che hanno intrapreso l’azione legale sfociata nell’amministrazione controllata della società. Ha spiegato che l’obiettivo era rendere possibile il salvataggio della squadra e dei posti di lavoro.
Un consorzio guidato da Lawrence Stroll ha poi rilevato la squadra, che dopo un periodo di transizione ha iniziato a operare come Racing Point.
Pérez è rimasto il suo pilota di riferimento.
Sakhir 2020: una vittoria attesa per quasi dieci anni
La stagione 2020 è diventata una delle più importanti della sua vita.
La Racing Point disponeva di una monoposto competitiva e Pérez ha conquistato un podio in Turchia. Sapeva però già che avrebbe dovuto lasciare la squadra a fine stagione, con il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel destinato a prendere il suo posto.
Poi è arrivato il Gran Premio di Sakhir.
Un contatto al primo giro ha relegato Pérez in fondo al gruppo, costringendolo a fermarsi ai box. Ma quella che sembrava una gara compromessa si è trasformata in una delle rimonte più impressionanti della sua carriera.
È risalito fino al gruppo di testa e, al termine di una gara ricca di colpi di scena, ha conquistato la sua prima vittoria in Formula 1.
Per quel successo aveva atteso 190 partenze. In un momento in cui non aveva un sedile confermato per l’anno successivo, ha offerto una prestazione che avrebbe influito in modo decisivo sulla fase seguente della sua carriera.
Red Bull e un nuovo capitolo
In vista della stagione 2021, la Red Bull cercava un compagno di squadra più esperto per Max Verstappen e ha scelto Pérez.
Ha vinto in Azerbaigian appena al suo sesto Gran Premio con la nuova squadra. A fine stagione ha avuto anche un importante ruolo di supporto nella gara decisiva per il titolo ad Abu Dhabi, rallentando sensibilmente Lewis Hamilton in una fase della corsa e permettendo a Verstappen di ridurre il distacco.
La prima stagione in Red Bull ha evidenziato anche la difficoltà di adattarsi a una monoposto dalle caratteristiche di guida molto particolari. Pérez ha comunque ottenuto risultati sufficienti per conservare il suo posto.
La vittoria a Monaco
Il 2022 ha segnato un ulteriore passo avanti nella sua carriera.
In Arabia Saudita ha conquistato la sua prima pole position in Formula 1. È arrivata alla sua 215ª partecipazione alle qualifiche: all’epoca, nessuno nella storia del campionato aveva dovuto attendere così a lungo per la prima pole.
Poche settimane dopo ha ottenuto uno dei successi più prestigiosi della sua carriera: la vittoria nel Gran Premio di Monaco. In una gara condizionata dalla pioggia e dalle strategie, è passato davanti alle Ferrari e ha tenuto alle sue spalle Carlos Sainz.
Più avanti nella stagione ha vinto anche a Singapore. I circuiti cittadini stavano diventando sempre più spesso il teatro di alcuni dei suoi risultati migliori.
Ha concluso la stagione al terzo posto nel Mondiale.
Vicecampione del mondo
L’inizio della stagione 2023 ha lasciato pensare che Pérez potesse tenere il passo di Verstappen più a lungo.
Ha vinto in Arabia Saudita e poi in Azerbaigian, dove si è aggiudicato anche la Sprint. Dopo le prime gare era ancora in lotta al vertice del campionato.
Gradualmente, però, ha iniziato a perdere terreno. Ha faticato soprattutto in qualifica, mancando in diverse occasioni l’accesso alla fase finale nonostante la Red Bull disponesse di una monoposto dominante.
Nonostante un rendimento discontinuo, ha raccolto punti sufficienti per assicurarsi il secondo posto nel Mondiale piloti. È stato il miglior piazzamento in campionato della sua carriera, mentre la Red Bull ha ottenuto la prima doppietta della sua storia nella classifica piloti.
Un finale difficile in Red Bull
Pérez ha iniziato il 2024 con una serie di ottimi risultati e nel corso della stagione ha firmato un rinnovo pluriennale con la Red Bull.
Il suo rendimento, però, è progressivamente peggiorato. Mentre Verstappen lottava per un altro titolo, Pérez si è trovato sempre più spesso lontano dalle posizioni di vertice e il suo contributo in termini di punti è diminuito nettamente.
Al termine della stagione, la Red Bull e Pérez hanno concordato di separarsi.
I quattro anni trascorsi con la squadra hanno comunque rappresentato il periodo più vincente della sua carriera fino a quel momento. Con la Red Bull ha conquistato cinque delle sue prime sei vittorie in Formula 1 e ha fatto parte della formazione che ha contribuito alla conquista di due titoli costruttori.
Un anno fuori dalla griglia e il ritorno con Cadillac
Pérez non ha corso in Formula 1 nel 2025. Per la prima volta dal debutto nel 2011, ha trascorso un’intera stagione fuori dalla griglia.
La pausa, però, non ha segnato la fine definitiva della sua carriera.
La nuova squadra Cadillac, impegnata nei preparativi per l’ingresso in Formula 1, ha scelto Pérez e Valtteri Bottas come suoi primi due piloti titolari.
Per la debuttante americana, questa coppia esperta offriva l’opportunità di costruire le fondamenta del progetto attorno a piloti con centinaia di Gran Premi alle spalle. Per Pérez, l’accordo ha significato il ritorno nel campionato e un’altra fase della carriera dopo gli anni trascorsi in squadre affermate e vincenti.
Lo stile di guida e la capacità di Checo di restare in gioco
Nel corso dei suoi anni in Formula 1, Pérez è stato spesso associato alla capacità di gestire le gomme.
Riusciva a completare stint lunghi senza un netto calo del ritmo, offrendo alle sue squadre maggiori opzioni strategiche. Una qualità emersa in particolare negli anni alla Sauber, alla Force India e alla Racing Point.
Si è inoltre costruito la reputazione di un pilota capace di sfruttare le gare caotiche. Diversi suoi podi e la prima vittoria sono arrivati in situazioni che richiedevano di reagire nel modo giusto a una safety car, ai cambiamenti del meteo o a strategie insolite.
Ha ottenuto spesso ottimi risultati sui circuiti cittadini. Tra le piste su cui ha vinto figurano Baku, Monaco, Singapore e Gedda, tracciati in cui la precisione nella guida a ridosso delle barriere è particolarmente importante.
Famiglia, calcio e vita lontano dalla pista
Durante la sua carriera, Pérez ha tutelato la propria riservatezza più di alcuni rivali, anche se diversi aspetti della sua vita lontano dalla pista sono noti al pubblico.
È sposato con Carola Martínez e ha figli. Ha più volte descritto la famiglia come una delle componenti più importanti della sua vita e ha trascorso gran parte delle pause tra una stagione e l’altra a casa, in Messico.
La sua passione sportiva più nota al di fuori dell’automobilismo è il calcio. Ci giocava da bambino e ha continuato a farlo nel tempo libero durante la carriera in Formula 1. In passato ha raccontato di avere una propria squadra con gli amici e di giocare da attaccante.
Tra gli altri interessi conosciuti c’è il collezionismo di orologi. Pérez ha raccontato di averne acquistati per celebrare eventi importanti della propria vita e conservarne il ricordo.
È inoltre impegnato in attività benefiche in Messico attraverso la fondazione che porta il suo nome, a sostegno di bambini e famiglie svantaggiati.
Il pilota messicano più vincente dell’era moderna
Quando Pérez è arrivato in Formula 1, il Messico attendeva da decenni un pilota titolare nel campionato. Gradualmente è diventato uno dei principali simboli del ritorno del Paese sulla scena dell’automobilismo mondiale.
La sua importanza è cresciuta ulteriormente con il ritorno del Gran Premio del Messico. La gara di casa all’Autódromo Hermanos Rodríguez ha regolarmente richiamato un enorme sostegno da parte dei tifosi messicani e Pérez è diventato la figura centrale dell’intero fine settimana.
Sul circuito di casa è diventato anche il primo messicano a salire sul podio di un Gran Premio del Messico di Formula 1.
La sua carriera non è stata una storia di progressi ininterrotti. Ci sono stati la rapida ascesa con la Sauber, una stagione senza successi alla McLaren, i lunghi anni trascorsi a costruire la propria reputazione alla Force India, un sedile in Formula 1 quasi perduto, la prima vittoria dopo quasi dieci stagioni e, successivamente, il periodo più vincente in Red Bull.
La capacità di ritrovare una strada per tornare in griglia dopo le battute d’arresto della carriera è diventata uno dei tratti distintivi della storia sportiva di Pérez. Da bambino di sei anni su un kart in Messico, è arrivato a vincere a Monaco, Baku e Singapore, a diventare vicecampione del mondo e a conquistarsi più di un’occasione per ripartire quasi da zero in Formula 1.
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